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Diario di viaggio: alla ricerca dell'identità di Aruba

Quello che pensavo sarebbe stata una trappola per turisti, si è rivelato uno dei viaggi più memorabili dell'anno.

Devo essere onesta, Aruba non è mai stata in cima alla lista delle mie mete preferite; infatti, quando mi immaginavo destinazioni tropicali, mi venivano in mente posti come la Martinica e la Guadalupa. Sebbene sapessi che Aruba fosse un'isola bellissima, molti viaggiatori con cui ho parlato sostenevano che l'isola felice fosse troppo turistica. Alcuni mi hanno detto che manca di cultura e identità, altri che il cibo non fosse poi così buono. Sebbene avessi tutte queste informazioni, l'idea di dare un'occhiata era un chiodo fisso. Quello che pensavo sarebbe stata una ''trappola per turisti'', si è rivelato uno dei viaggi più memorabili dell'anno.

Aruba è una piccola ed interessante isola; con solo 30 Km di lunghezza per 9 di larghezza, la sua bellezza supera ogni aspettativa. La cultura è meravigliosamente varia: anche se l'olandese e il papiamento (lingua madre creola) sono le lingue ufficiali, gli abitanti parlano perfettamente inglese e spagnolo. Moltissima gente parla delle bellissime spiagge e dei resort sulla spiaggia, ma non avevo mai sentito nessuno parlare degli indigeni del Sud America, o dei discendenti degli africani che vivono sull'isola.

Non avevo idea che sarei stata circondata da una società così multiculturale! Ero incuriosita e volevo saperne di più sulla gente di quest'isola, e per questo, dopo una giornata di totale relax su spiagge stupende, ho intrapreso il viaggio all'insegna dell'avventura.

Per risparmiare ed essere indipendenti, abbiamo noleggiato una jeep, lasciando il comfort della regione nord-turistica per esplorare aree meno conosciute come San Nicolas, la seconda città più grande di Aruba, situata all'estremità sud dell'isola. Durante un delizioso pranzo al Charlie's Bar, un'istituzione nel quartiere, il barista ci ha parlato della complicata storia della città e delle preoccupazioni riguardo il futuro. San Nicolas ha goduto di un passato molto ricco, dato che è stata sede di una grande raffineria di petrolio; ma quello che una volta era una posto vivace, pieno di famiglie, soldi e opportunità di lavoro, è diventato una città fantasma dopo i numerosi licenziamenti nella raffineria.

Edifici chiusi e zone decadenti sono nella norma a San Nicolas, ma il potere dell'arte e del no profit come Aruba Art Fair sta lentamente trasformando la città deserta in un centro di artisti emergenti. Ho imparato che Aruba ha una storia. Aruba ha cultura. Aruba ha belle persone. E' tutto nascosto negli angoli dell'isola, e aspetta solo di essere scoperto da chi ha voglia di ascoltare.

Mi è piaciuta la cucina locale come i pancake e i pastechi olandesi; ho mangiato pesce fritto che veniva direttamente dall'oceano; ho visitato rovine storiche; ho bevuto succo di cocco fresco mentre esploravo la prima chiesa cattolica dell'isola; ho messo i piedi nelle fresche acque limpide delle piscine naturali, ma ho anche esplorato il bellissimo terreno desertico; ho scattato tantissime foto e spaventata ma entusiasta mi sono diretta sui terreni più rocciosi dell'isola. Alla fine di ogni giornata, mi davo al relax, sdraiandomi sull'amaca in un'accogliente villa riflettendo sulla giornata trascorsa.

Il giorno della partenza, ero a dir poco sorpresa della nostalgia che mi assaliva; mi sono resa conto che pur essendo la città molto turistica, le culture sono davvero varie: ci sono quasi 40 diverse nazionalità!! Inoltre ci sono moltissimi ristoranti deliziosi, gemme nascoste e locali interessanti .

Ho smesso di basarmi solo sulle impressioni degli altri; non penso che l'opinione della gente sia sbagliata, ma ognuno si approccia alle cose in maniera diversa. Coloro che sostengono che Aruba manchi di cultura, non hanno mai lasciato il comfort del loro hotel a cinque stelle all-inclusive, come anche le persone che sostengono la bassa qualità del cibo, avrebbero potuto provare la cucina locale, invece che mangiare in cucine internazionali. Il mio soggiorno ad Aruba mi ha insegnato che ogni destinazione ha una storia. La domanda è, siete disposti a guardare oltre la copertina?

Leggete l'articolo originale di Natrice Miller e curiosate sul suo blog, The Cultured Lens, qui!


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